there are wants and there are needs and they're two very different things
 

 

10/03/2008

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"Si mise in viaggio quando il sole era tramontato da poco e all’orizzonte non restava che qualche stralcio vermiglio.
Di li a poco la notte avrebbe avuto il sopravvento su ogni sorgente naturale di colore e ad indicare la via solo i fari delle auto di fronte e i lampioni che alla luna chiedono in prestito un soffio di pallore.
Volle dare al disco una possibilità. Un’altra, più ragionata.
Uno non sarà mai il disco più bello dei Marlene, e forse neppure il secondo, ma merita più di un ascolto distratto.
Ed ecco… Non fu la metrica a colpirlo. Né la ricerca affannosa di vocaboli desueti, così... tanto per dire.
Quel esercizio di stile nel tempo di un lampo accese ricordi mai sopiti. Un altro. Ineluttabile.
Altre parole. Altri tempi. Stessa voce capace di evocare sensazioni in modo evidente.
Da allora non aveva più udito quelle parole dal freddo metallico di una lamiera.
L’auto è parcheggiata sulla sinistra. E il pallore del lampione è pressappoco il medesimo. Ma sono fermi.
Il tempo non era questione da orologi. Ma di istanti che ambiziosi bramavano l’infinito, e pativano la sconfitta delle prime luci dell’alba.
Coprotagonisti di una rappresentazione di loro stessi che avrebbe meritato di durare più di qualche minuto.
Pelle. È la tua proprio quella che mi manca…
Nel giro di qualche parola smisero di cantare. Le troppe birre gli fecero dimenticare la corretta sequenza di una canzone assoluta. E di li a qualche ora le loro pelli si mancarono un po’ meno.
Ma non è la mancanza di quel reciproco scambio di molecole a colpire più a fondo.
Colpisce la facilità con la quale ogni particolare emerge dagli anfratti della memoria. 
Ferisce. L’assenza di due voci ebbre che stonano su versi perduti.
Mi piacerebbe sai sentirti piangere
Anche una lacrima
Per pochi attimi"

postato da: danco | 23:45 | commenti (2)